Caso Fiat: Marchionne in fuga dall’Italia?

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Il Fatto Quotidiano dedica oggi un’ampia paginata al caso Fiat («La lenta fuga di Marchionne dall’Italia»).

«Nel maggio 2008 – scrive Alfredo Faieta – quando Fiat e il governo serbo siglarono il memorandum d’intenti per il recupero della fabbrica Zastava di Kragujevac, un centinaio di chilometri a sud di Belgrado, la notizia non ebbe assolutamente eco nella stampa del tempo».

«D’altronde il periodo era frenetico: tutti discutevano con tutti e l’amministratore delegato Sergio Marchionne non voleva lasciarsi perdere le occasioni più ghiotte sul mercato per consolidare la sua presenza». «Il risultato di tutte queste alleanze e investimenti è che la capacità installata del gruppo è significativamente alta, ma per assurdo quella italiana è terribilmente sottoutilizzata».

«In una situazione come questa, contndo i target previsti e la capacità utilizzata italiana, stupisce ancor di più lo spostamento di produzione da Mirafiori a Kragujevac… Nulla di particolarmente nuovo: globalizzazione significa anche delocalizzazione e un odioso dumping sociale».

«L’avremmo fatta a Mirafiori (e questo sembra prevedere il piano, ndr) se non ci fossero stati i problemi di Pomigliano d’Arco. A Mirafiori faremo qualcos’altro».

Dice genericamente Marchionne, e c’è chi pensa siano più Alfa Romeo». «Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha usato i toni della Lega: «La Fiat in Serbia?L’ipotesi ventilata da Marchionne non sta né in cielo né in terra.

Se si tratta di una battuta, magari fatta per portare a più miti consigli i sindacati, sappia che comunque non fa ridere nessuno, diversamente sappia che troveranno da parte nostra una straordinaria opposizione».

«E poi: «Non si può pensare di sedersi a tavola, mangiare con gli incentivi per l’auto e gli aiuti dello Stato e poi alzarsi e andarsene senza nemmeno aver pagato il conto». «Ma allora perché il paradosso di riportare in Italia, a Pomigliano, un’utilitaria come la Panda? Non sarebbe meglio produrre nella «costosa»

Italia auto a maggior valore aggiunto? «La società ha un’attenzione anche al sociale: non è vero che si pensa solo ai numeri di bilancio» risponde qualcuno al Lingotto. Forse la peggiore delle repliche, perché non traspare nessun pensiero strategico, ma solo carità»

Oggi il segretario del PD ha dichiarato in un newsletter agli iscritti e simpatizzanti: «Avrai sentito anche tu il sorprendente annuncio della FIAT di voler spostare parte della produzione in Serbia.

Non si riesce a capire perché, Torino è la città che in Italia ha più cultura industriale e in 100 anni ha affrontato problemi organizzativi e crisi industriali. Serve un chiarimento visto che la sigla FIAT significa sempre Fabbrica Italiana Automobili Torino. A marzo ho voluto chiudere la campagna per le regionali all’alba ai cancelli dello stabilimento Fiat di Mirafiori. Oggi sono sempre con quei lavoratori perché c’è ancora un caso Fiat.

Sono passati tre mesi e come allora la richiesta che faccio a nome del PD è quella di un tavolo convocato dal governo con l’azienda ed i sindacati. Non possiamo diventare la cenerentola della produzione d’auto ma chi può occuparsene se nel governo da più di due mesi Berlusconi si tiene l’interim del Ministero per lo Sviluppo Economico?

L’Italia non può permettersi di affrontare un capitolo così delicato con quattro dichiarazioni, il Presidente del Consiglio deve riferire alla Camera prima della pausa estiva sui progetti della Fiat e sulle conseguenze per l’economia del Paese.

Il tema del lavoro è per noi un tema importante su cui nei prossimi mesi dovremo concentrarci. Sicuramente sarà al centro della nostra terza Festa nazionale Democratica che si terrà proprio a Torino dal 28 agosto al 12 settembre»

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